UccidereIlTempo

L’educazione non prevede che si possa andar via bene senza stare un poco male.

—Marta Sui Tubi (via sushiecoca)

(via luciacirillo)

È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film.
I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema.

Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile.

A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro Paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari.
In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.

Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti?

Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni.

Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio.

—Ken Loach, regista cinematografico inglese, ieri (via dapa)

(Source: ildapa, via mediadrome)

mediadrome:

Ma allora anche le Giunti hanno un’anima.

mediadrome:

Ma allora anche le Giunti hanno un’anima.

Bisogna piangere due volte per i bambini palestinesi, quando muoiono e quando no. Nel primo caso, infatti, muoiono da scudi umani. […] Piangerli quando muoiono, dunque, ma anche quando non muoiono, perché verranno educati per diventare uguali ai loro padri, e a loro volta padri, e dello stesso genere. Stringere in mano una pistola, a sei anni, sarà motivo di orgoglio, per il babbo e dunque per il bimbo, per il bimbo e dunque per il babbo. A entrambi andrà il sorriso compiaciuto di un capo di Hamas, che pure deve essere stato bimbo, pure deve aver avuto un babbo.

(via Malvino: Bimbi e babbi)

il bravo Malvino, zuccheroso, ma sempre di tutta l’erba un fascio fa.

(via mediadrome)

(via mediadrome)

Che cosa poteva significare con precisione «essere ebreo» negli anni Venti per un intelligente ragazzo angloviennese che non aveva subito episodi di antisemitismo ed era a tal punto lontano dalle pratiche e dalle credenze tradizionali dell’ebraismo da non rendersi conto, se non dopo la pubertà, di essere stato circonciso? Forse solo questo: che attorno ai dieci anni d’età, in un’occasione ormai dimenticata, quando riferii a mia madre in tono negativo – forse ripetendo a mia volta quello che avevo sentito dire – che il comportamento di un mio zio era «tipicamente ebreo», lei mi rispose insegnandomi un semplice principio. Mi spiegò con grande fermezza: «Non devi mai fare qualcosa, né dare l’impressione di fare qualcosa, che lasci pensare che ti vergogni di essere ebreo». Da allora ho cercato di osservare questo principio benché, alla luce del comportamento del governo israeliano, la fatica di attenervisi sia a volte quasi intollerabile.

—(Eric J. Hobsbawm, Anni interessanti: Autobiografia di uno storico; BUR, 2004)

(Source: manyinwonderland, via batchiara)